Uno degli obiettivi principali nella produzione di estratti vegetali è quello di estrarre tutti i principi attivi senza danneggiarli. Se da una pianta volessi estrarre tutti i principi attivi come potrei fare senza utilizzare riscaldamento e/o solventi aggressivi? Una delle metodiche all’avanguardia è rappresentata dall’estrazione ad ultrasuoni.

Le tecniche di estrazione del fitocomplesso

Immaginiamo di dover estrarre i componenti vegetali da un fiore di rosa..un bel fiore rosso. Possiamo prendere un solvente in cui immergere i miei fiori che può essere alcool, glicerina, olio oppure altri ancora. Una volta immersi, o lasciamo per ore e ore oppure anche giorni i fiori a macerare, sperando che la maggior parte dei principi attivi vengano estratti dai solventi. Oppure per velocizzare il processo di estrazione possiamo aumentare la temperatura e triturare con un turboemulsore (un gigantesco minipimer che viene utilizzato in ambito farmaceutico).

N.B.: La scelta del solvente viene effettuata studiando la composizione chimica dei principi attivi. Quelli elencati sopra sono a puro titolo esplicativo.

Cosa riesco ad estrarre?

Utilizzando esclusivamente il calore e/o solventi più o meno aggressivi rischio in primis di non estrarre tutti i principi attivi ma solo una parte. In secundis rischio di danneggiare le molecole che sono termolabili, ovvero degradabili con l’aumento della temperatura. Tornando alla nostra rosa, è vero che dopo questa estrazione la mia soluzione in cui è immerso il fiore avrà un colore rosa tenue oppure più intenso in relazione alla temperatura, ma da un punto di vista microscopico probabilmente avrò perso parte dei principi attivi.

Come faccio ad ottenere un estratto realmente completo?

Che si tratti di una rosa o di qualsiasi altra pianta del regno vegetale, il nostro obiettivo sarebbe quello di entrare all’interno di ogni singola cellula, rompere dolcemente la parete cellulare ed estrarre tutti i principi attivi al suo interno senza aumentare la temperatura. Eccome come entra in gioco l’estrattore ad ultrasuoni.

Immaginate di avere un pallone da basket tra le mani: questa sarà la nostra cellula vegetale. Al suo interno è presente un liquido che vogliamo estrarre: questo sarà l’insieme dei principi attivi. Mettiamo in forno questo pallone: è vero si scioglierà ma facendolo rischierà di danneggiare il liquido contenuto all’interno. Bene..ora immaginiamo di mettere per terra questo pallone e grazie a uno strumento particolare imprimere sulla sua superficie un’alternanza di onde di alta e bassa pressione che si alternano 20.000 al secondo! Il pallone si romperà facendo fuoriuscire il liquido.

Così sintetizzato è il funzionamento dell’estrattore ad ultrasuoni: è uno strumento in grado di generare onde meccaniche a determinate frequenze che si trasmettono tramite il liquido di estrazione per penetrare nella cellula e con 20.000 sollecitazioni al secondo la romperà permettendo ai principi attivi di fuoriuscire.

Quali sono i vantaggi dell’estrattore ad ultrasuoni?

Utilizzando questo metodo possiamo ottenere un prodotto qualitativamente superiore, ottenendo:

  • Estratti con un alto contenuto di principi attivi;
  • La totalità del fitocomplesso sarà presente nell’estratto.

Non avrò inutili e dannosi innalzamenti di temperature che rischieranno di danneggiare i principi attivi o di irrancidire l’olio di estrazione (se utilizzo questo solvente di estrazione). In combinazioni con altri macchinari come il rotavapor gli estratti ottenuti saranno completi e veramente concentrati.

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