CBD: Le 6 Domande più Frequenti

cbd 6 domande più frequenti

Il CBD è uno dei tanti cannabinoidi presenti nella pianta di cannabis. Negli ultimi anni ha subito una forte esposizione mediatica e suscitato grande interesse nella comunità scientifica per via delle sue molteplici proprietà terapeutiche e numerosi ambiti di applicazione.

Il CBD agisce come rilassante, dunque indicato in tutte quelle condizioni di ansia e stress, insonnia e tensioni/dolori muscolari; ma anche come anti-infiammatorio e analgesico, dunque utilizzato per contrastare il dolore cronico, l’infiammazione e modulare il decorso di determinate patologie auto-immuni (es. psoriasi, dermatite).

Scopriamo oggi quali sono le domande più comuni che spesso ci vengono fatte:

1.Il CBD sballa?

No, il CBD non sballa. A differenza del THC, il CBD non passa la barriera
e quindi non altera la percezione della realtà nelle persone che lo assumono. Il CBD è dotato di grandi capacità officinali, e proprio per questo ha attirato da ormai diversi anni l’interesse diffuso della comunità scientifica.

2.Il CBD crea dipendenza?

Nel Marzo 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblica un report sullo stato attuale delle ricerche condotte sul cannabidiolo (CBD).
Nel report l’OMS evidenzia come il CBD non provochi effetti collaterali sulla salute mentale e non induca a dipendenza. Le attuali scoperte, anzi, indicano chiaramente la sua potenzialità terapeutica risultando una molecola sicura e ben tollerata negli esseri umani e animali.

3.Ma la cannabis non è illegale?

Quando si parla di CBD e terapie a base di cannabis terapeutica è opportuno fare chiarezza e saperle distinguerle correttamente.

Quando si parla di cannabis terapeutica ci si riferisce ad infiorescienze prescritte dal medico che contengono percentuali variabili di THC (a seconda della varietà).
Gli oli di CBD invece contengono anche loro tutto il fitocomplesso ma la percentuale di THC è al di sotto dei limiti consentiti dalla legge (<0,5%).

Dal 2013 tutti i medici iscritti all’albo possono prescriverla per patologie per cui vi sia evidenza scientifica. Lo stesso vale in ambito veterinario, dal 2013 tutti i pazienti a 4 zampe possono accedere a terapie a base di fitocannabinoidi

Scopri di più sulla Cannabis Terapeutica

4.Il CBD per animali cos’ha di diverso?

L’olio di CBD e di cannabis che viene utilizzato per le terapie per gli animali, viene preparato con le stesse varietà e alla stessa identica maniera di quelli che vengono utilizzate per le persone. Con gli animali di solito si parte sempre da un dosaggio più basso per monitorarne la risposta, ma i principi attivi sono li stessi.
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5.Più la percentuale è alta più fa bene?

Solitamente è possibile trovare oli di CBD di diverse percentuali che vanno dal 5% al 20%. Esistono in commercio percentuali anche più elevate, ma è giusto prestare attenzione per due motivi. Prima fra tutto il CBD è uno dei cannabinoidi più difficili da mantenere stabili durante la coltivazione; secondariamente è molto improbabile che riescano a crescere varietà con una percentuale di CBD così elevata, specialmente se con THC basso. Per raggiungere quell’alta concentrazione di CBD è più probabile che vengano aggiunti cristalli isolati e che si rischi di perdere i benefici dell’Effetto Entourage.

Un CBD al 15% è solo 3 volte più concentrato di uno al 5%.
L’ideale è di partire sempre da una percentuale bassa per poi aumentare gradatamente e trovare la dose utile minima che cambia da persona a persona, e in base alle diverse necessità.

6.Non ci sono studi sull’effetto della cannabis e del CBD

Ci sorprende leggere ancora messaggi di pazienti che ci scrivono: ‘ho chiesto al mio medico informazioni sull’olio di CBD e mi ha risposto che fumarsi gli spinelli non è una soluzione’.
Esistono oggi una quantità di studi incredibile sulla cannabis, e ogni giorno brillanti studiosi in tutto il mondo pubblicano report dove vengono evidenziate le qualità mediche della cannabis in varie patologie. Ricordiamoci che il sistema endocannabinoide è presente in tutto il nostro corpo e quindi la cannabis può agire in vari organi.

 

Caduta di Capelli Stagionale e Come Limitarla

caduta di capelli stagionale

Conosciamo tutti la sensazione.. passare le mani tra i capelli a fine estate e trovarne diversi tra le dita lascia sempre una sensazione di panico che ci spinge ad allarmarci. È normale perdere tutti questi capelli? E’ una semplice caduta di capelli stagionale o mi devo preoccupare?

I cambi di stagione influiscono molto sul nostro organismo, e la perdita di capelli stagionale è del tutto normale. Sebbene ci siano diverse teorie sul perché in autunno perdiamo così tanti capelli, gli scienziati sembrano concordare sul fatto che solitamente d’estate abbiamo delle belle chiome piene poiché i capelli proteggono il nostro scalpo dai raggi solari. Al contrario, invece, d’autunno il sole si fa più debole e le giornate si accorciano. Il rapporto tra ore di luce e buio va ad incidere sulla nostra produzione ormonale, tramite un meccanismo complesso mediato dalla melatonina, ormone regolatore del ciclo luce-buio.

Inoltre, per chi ha i capelli lunghi la caduta viene accentuata anche dalla fragilità del capello che dopo l’estate è maggiormente indebolito.

Il ciclo di vita del capello

La crescita dei nostri capelli è ciclica per natura, e si caratterizza da una fase di crescita, regressione e riposo:

  1. Fase Anagen: è la fase di crescita del capello e dura dai 2 ai 6 anni. Il capello è prodotto dal bulbo follicolare e la dimensione e lunghezza del capello sono data dal volume e numero di cellule che si trovano nella papilla dermica del capello. In questa fase il capello cresce mediamente 0,3-0,4 mm al giorno.
  2. Fase Catagen: durante questa fase di regressione il follicolo arresta la sua attività proliferativa e il capello smette di allungarsi. Solitamente questa fase dura molto poco, mediamente dalle 2-3 settimane
  3. Fase Telogen: è la fase di riposo in cui il follicolo viene completamente inattivato. La durata di questa fase è di circa 2-3 mesi, in cui il capello si trova ancorato all’interno del follicolo da deboli legamenti, che presto cederanno e faranno cadere il capello sotto la spinta del nuovo capello che si sta formando.

Il ciclo di ogni capello è indipendente da quello degli altri: non cadono tutti nello stesso tempo.

In ogni momento, circa il 90% dei nostri capelli è in fase anagen: il centinaio di capelli che perdiamo ogni giorno passa inosservato.
In alcune circostanze patologiche, la percentuale di capelli in fase telogen può aumentare fino al 30%; in tal caso si vedrà la capigliatura perdere rapidamente la sua densità.

Durante il mese di Luglio, ad esempio, si ha la più alta concentrazione di capelli in fase Telogen (fase di riposo), che cadono solitamente 2/3 mesi dopo, dunque proprio verso fine settembre/inizio ottobre. Se solitamente perdiamo dai 50 ai 100 capelli al giorno, nel periodo autunnale si arrivano a perdere fino al 20-30% dei capelli in più.

Esistono rimedi?

Sebbene non esista un vero e proprio rimedio perché fa parte del ciclo della natura, esistono comunque strategie per limitare il danno e stimolare il bulbo e a produrre capelli sempre più sani e forti.

  • L’alimentazione gioca un ruolo importante per la salute di tutto l’organismo, capelli compresi. I capelli si nutrono grazie ai follicoli e per questa ragione è fondamentale assumere cibi ricchi di vitamine, proteine e fibre per rafforzarli e favorirne la salute.
  • L’assunzione di integratori appositi aiuta il capello a crescere forte e allungare la sua fase Anagen, oltre che mantenere il bulbo attivo e in salute.
  • Cura dello scalpo e del capello: Utilizzare prodotti aggressivi non è consigliato in quanto rischia di irritare tutto lo scalpo, ma neanche lavare poco i capelli aiu
    ta
    . Infatti l’olio che si crea e l’accumulo di prodotti che si utilizzano rischia di andare a bloccare i pori e interferire sull’attività del bulbo.
    Utilizzare uno scrub naturale 1-2 volte al mese per eliminare tutte le cellule morte e pulire residui di prodotti utilizzati. Massaggiando bene lo scrub si va anche a riattivare la circolazione sanguigna, ossigenando così l’area e portando nutrimento al bulbo.
  • Cerca di evitare acconciature che danneggino i capelli (esempio capelli in una coda troppo tirata) o l’utilizzo eccessivo di apparecchi che possano danneggiare la salute del capello (come l’utilizzo eccessivo della piastra), specialmente durante i cambi di stagione che i capelli necessitano di maggiori cure e attenzioni.
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E se la caduta è più grave?

Se la perdita di capelli non si limita solo ai cambi di stagione ma si manifesta tutto l’anno allora probabilmente la scelta più opportuna è rivolgersi a uno specialista di tricologia. La crescita dei capelli è influenzata da:

  • Fattori esterni: come stress meccanici, chimici ed esposizione al sole.
  • Fattori interni: forti emozioni o lunghi periodi di stress, patologie autoimmuni, terapie farmacologiche sistemiche e squilibri ormonali.

Lo specialista, dopo aver compreso la causa del diradamento e caduta agressiva dei capelli utilizzano a terapie ormonali, bio-similari e trattamenti topici.

Tra le più comuni terapia troviamo l’utilizzo di Finasteride, Idrocortisone, Latanoprost, Ciproterone, Minoxidil, 17-alpha-estradiolo, Caffeina, Estrone, Teofillina, Acido transretinoico, Resorcina, Progesterone, Proegnenlone, Melatonina, Mentolo, Prostaquinone e SADBE.

In questo caso non si tratta di integratori naturali che stimolano la crescita del capello, ma di farmaci che intervengono su squilibri, e pertanto devo essere prescritti dal medico e allestiti con ricetta medica.

Per qualsiasi informazione non esitare a scriverci!

 

Cambio di stagione e dolori articolari

dolori articolari e cambi di stagione

È vero che durante i cambi di stagione i dolori articolari sono più presenti del solito, o sono soltanto leggende e voci di corridoio?

Nonostante non sia mai stato confermato dalla comunità scientifica, secondo molti studi esiste un legame diretto tra i cambiamenti climatici e i dolori articolari di cui soffrono molte persone.

Nelle giornate fredde e piovose molte persone lamentano di sentire le proprie articolazioni più rigide e doloranti, ma perché?

Dolori e cambi di stagione

L’acutizzarsi dei dolori in concomitanza con le variazioni climatiche colpiscono principalmente le zone del corpo più deboli, come la schiena o il tratto cervicale, le ginocchia, ma anche vecchi interventi chirurgici, ernie e cicatrici.

Secondo lo studio effettuato dal professore Robert Jamison della Harvard Medical School, esiste un legame diretto tra i cambiamenti climatici e i dolori articolari di cui soffrono diverse persone, basato su motivazioni biologiche. Infatti, quando la pressione barometrica cala e arriva il mal di tempo, questo calo influisce sulla pressione sanguigna che eserciterebbe una forza inusuale sulle articolazioni, ed è proprio per questo motivo che pioggia, umidità, e sbalzi di temperatura e pressione determinano un fastidioso aumento dei sintomi.

Si è notato che l’effetto sarebbe più forte nei punti già colpiti da qualche trauma o patologia, mentre tra i tessuti ‘sani’ permane un buon equilibrio tra i liquidi intra e extra cellulari, e questo evita la comparsa di dolore in persone che non presentano traumi o complicazioni articolari.

In ambito ortopedico sono numerose le patologie che risentono notevolmente di questi cambiamenti climatici, ad esempio:

  • Fibromialgia: si presenta con un dolore muscolare e nelle strutture connettivali fibrose (legamenti e tendini). Il dolore muscolo-scheletrico peggiora sensibilmente con il freddo e il clima umido, mentre il caldo e i periodi di vacanza apportano un miglioramento.
  • Artrite reumatoide: con questo termine si indica un’infiammazione delle articolazioni che provoca dolori, gonfiori, rigidità degli arti e difficoltà di movimento. E’ progressiva, quindi tende a diventare cronica e colpisce le articolazioni mobili del corpo. Studi recenti hanno evidenziato l’esistenza di una correlazione tra variazioni climatiche improvvise e peggioramento dei sintomi dell’artrite reumatoide, ma i colpevoli non sono tanto il freddo e l’umidità, quanto gli sbalzi di pressione atmosferica. Pertanto, vanno evitati i passaggi repentini da un clima secco ad uno umido, l’esposizione diretta al sole e ad altre fonti di calore, che potrebbero aggravare l’infiammazione delle articolazioni e facilitare la comparsa di reazioni cutanee causate dai farmaci (Scopri di più sull’artrite).
  • Osteoartrite: è la forma più comune di artrite, caratterizzata dalla degenerazione della cartilagine articolare. Anche in questo caso sbalzi di pressione sono da evitare in quanto peggiorano la sensazione di dolore associato.
  • Lombalgia: comunemente chiamato mal di schiena. Secondo molti pazienti i cambiamenti delle condizioni atmosferiche sarebbero tra i fattori che scatenano i dolori muscolo-scheletrici alla schiena, che aumenterebbero nei giorni più freddi o in cui la pressione barometrica precipita (es. cielo coperto e temporale).
  • Traumi articolari, cicatrici e/o vecchie fratture: anche i classici acciacchi sembrano risentire dei cambi atmosferici, intensificando le sensazioni di dolore provate in corrispondenza dell’articolazione interessata. Le ginocchia e le spalle sono tra le articolazioni più sollecitate e risultano più rigide e doloranti specialmente nei cambi stagionali.

Come prevenire i dolori causati da cambi stagionali?

Non ci stancheremo mai di dirlo ma alimentazione, attività fisica e uno stile di vita salutare con una giusta integrazione sono alla base di una buona prevenzione per quanto riguarda molte patologie.

  1. Alimentazione: Cibi grassi, altamente processati e pesanti rischiano di aumentare le infiammazioni a carico del nostro organismo, e dunque aggravare le condizioni fisiche della persona. Uno studio americano del 2015 ha dimostrato una correlazione tra una dieta principalmente a base di frutta, verdura, legumi e cereali, e una significativa riduzione del dolore nei pazienti affetti da osteoartrite. In particolare la dieta prevedeva
    → Un elevato consumo di cereali grezzi, legumi, frutta e verdura
    → Una moderazione di alcol e vino
    → Un moderato consumo di pesce e carne bianca
    → Un basso apporto di formaggi, latte, carni rosse, insaccati e latte (Il latte fa male alle articolazioni? Scoprilo qui)
    → Un consumo solo occasionale di dolci e bevande zuccherate.

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  1. Stretching e allenamento di forza: chiaramente in base alle capacità di ciascun individuo, sono utili per ridurre i liquidi extracellulari, e di conseguenza particolarmente indicati quando il dolore si irradia in una parte specifica del corpo.
  2. CBD (Cannabidiolo): Questa molecola è studiata in maniera approfondita da diversi anni ormai proprio per le sue proprietà anti-infiammatorie e mio-rilassanti. È ampliamente utilizzata e prescritta da medici per migliorare la qualità della vita dei propri pazienti.

Che il dolore sia di lieve entità o molto fastidioso sicuramente integrare e stimolare il sistema endocannabinoide durante i cambi di stagione aiuterà il fisico ad affrontare al meglio ogni cambiamento (Scopri di più sul CBD)

  1. Omega-3: Proprio perché gli omega-3 combattono l’infiammazione può essere molto utile integrare duranti i cambi di stagione questi aminoacidi essenziali che lubrificano le nostre cellule e garantiscono il buon funzionamento del nostro corpo. Inoltre diversi studi hanno evidenziato come gli omega-3 riducano la rigidità articolare e ne limitino il dolore e gonfiore. Un recente studio iraniano condotto su 60 pazienti affetti da artrite reumatoide ha dimostrato che integrando la dieta quotidiana di omega3 contenuti nel pesce aiuta e riduce la necessità di ricorrere a farmaci antinfiammatori (Scopri di più sugli omega-3)

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Artrite e Artrosi: differenze e possibili terapie

dolori articolari

Sebbene con il nome artrite si indichino più di 200 patologie, molti di questi rientrano in due categorie: artrosi e artrite.

Nonostante entrambe colpiscano le articolazioni, sono due malattie ben distinte che si differenziano in diversi punti. Primi tra tutti, la natura della patologia e l’età dei soggetti colpiti: l’artrite è una patologia infiammatoria cronica di origine autoimmune che può svilupparsi in soggetti di ogni età, anche nei bambini, mentre l’artrosi è una malattia degenerativa che insorge soprattutto dopo i 50 anni.

L’Artosi – cos’è?

L’Artrosi, a differenza dell’artrite, non è una malattia infiammatoria, ma una forma degenerativa cronica. Colpisce soprattutto le persone più avanti con gli anni perché è connessa all’usura delle articolazioni. Le strutture articolari più frequentemente colpite sono quelle maggiormente utilizzate e sollecitate dal peso e dall’attività, tra cui ginocchia, anche, spalle, mani, piedi e colonna vertebrale. Con il processo degenerativo dell’artrosi si assiste a un assottigliamento della cartilagine articolare e in seguito a deformità ossee che causano il dolore e i sintomi specifici dell’artrosi, particolarmente evidenti a livello delle falangi distali delle mani, per esempio.

L’Artrite – cos’è?

L’Artrite si manifesta con l’infiammazione articolare caratterizzata da gonfiore, tumefazione, arrossamento, rigidità, aumento della temperatura nell’area colpita e dolori che comportano anche la perdita della capacità motoria delle articolazioni interessate. Esistono quasi 100 tipi diversi di artrite, sebbene le più comuni siano l’artrite reumatoide, lupus e l’artrite psoriasica. Ancora oggi è sconosciuto il motivo per cui questa patologia attacchi alcuni soggetti. Diversi esperti ritengono che sia dovuta a una reazione immunitaria inappropriata, per cui i leucociti aggrediscono la cartilagine delle articolazioni arrivando distrugge persino le ossa, i muscoli e l’epidermide. Spesso il dolore è talmente intenso da invalidare i soggetti che sono colpiti.

Difficile prevedere il decorso della malattia, che potrebbe scomparire dopo pochi mesi dell’insorgenza o peggiorare progressivamente. Gli esperti non concordano sulle cause, ma tra i fattori che determinerebbe l’insorgenza di disturbo vi sono:

  • Predisposizioni genetiche
  • Allergie alimentari
  • Infezioni batteriche o virali
  • Squilibri ormonali trascurati
  • Un ambiente interno eccessivamente acido
  • La presenza di alcuni anticorpi nel sangue

L’artite reumatoide, ad esempio, colpisce maggiormente le donne, e i ricercatori canadesi hanno esaminato la correlazione tra terapia sostitutiva con ormoni sintetici e diagnosi di artrite. I risultati hanno mostrato che le donne che fanno uso di ormoni sintetici per cinque anni o più, aumentano il rischio di contratte l’artrite del 50% rispetto le donne che non assumono ormoni sintetici. Uno studio differente, che ha preso in analisi l’associazione tra terapia sostitutiva con estrogeno sintetico e l’artrite, ha riscontrato un aumento della percentuale di rischio per il 96% delle donne che hanno assunto dagli ormoni di tempo dai quattro ai 10 anni. Per questo motivo in Europa gli Ormoni Bio-Identici stanno rivoluzionando il settore della ginecologia, essendo ormoni uguali a quelli prodotti dal nostro corpo e non sintetici (Scopri di più sugli Ormoni Bio-Identici).artrite o artrosiArtrite e Alimentazione

Diversi studi hanno osservato come l’alimentazione possa incidere sul decorso dell’artrite. Di seguito alcuni consigli alimentari per alleviare l’infiammazione e il dolore a carico delle articolazioni.

Sono consigliatissimi il pesce d’alto mare, in quanto ricchi di acidi grassi e Omega3 che svolgono una attività antinfiammatoria. Importante un buon consumo di fibre sotto forma di verdure crude e cereali integrali che favoriscono l’eliminazione dell’accumulo di minerali e di acido, rimuovendo nell’apparato digestivo i batteri dannosi. Gli alimenti con elevato contenuto di zolfo promuovono la riparazione del tessuto cartilagineo e ossa. Asparagi, cavolo, aglio o cipolla sono ottime fonti di zolfo.

Al contrario, un accumulo di acido nell’organismo provoca infiammazioni che causano dolore. È bene dunque evitare cibi che aumentano l’acidità interna quali carni rosse, uova, grassi saturi, olio, cibi fritti, zucchero, latticini, carboidrati raffinati, alimenti contenenti alti dosi di glutine (come pane, pasta, e pasta per dolci), alcol e caffeina. Sebbene la lista sia lunga, gli individui affetti da dolori articolari importanti traggono enorme sollievo dall’astensione di tali cibi.

Generalmente gli alimenti di origine animale aggravano l’infiammazione articolare. Si consiglia dunque di evitare uova, latticini e carne con l’eccezione del pesce che contiene olio dalle proprietà antinfiammatorie. Le solanacee (pomodori, patate, melanzane e peperoni) contengono sostanze chiamata solanina che talvolta scatena reazioni allergiche da cercare di evitare. Vale la pena provare eliminare tali ortaggi per un paio di settimane per verificare se si ottiene un miglioramento del dolore.

Possibili cure e terapie

  • Integratori per ossa e cartilagini: è importante non trascurare i dolori e supportare le articolazioni con integratori specifici contenenti Glucosamina cloridrato e Metilsulfonilmetano.  La Glucosamina cloridrato stabilizza la matrice del tessuto connettivo, mentre il Metilsulfonilmetano è un antinfiammatorio naturale che contiene zolfo minerale, una componente integrante della cartilagine. Il nostro integratore contiene anche Condroitina solfato, che interviene direttamente nella formazione di nuovi tessuti, funge da lubrificante articolare e inibisce enzimi catabolici che portano alla degradazione del tessuto articolare.

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  • Omega 3: Importante fonte di acidi grassi che riducono l’infiammazione delle articolazioni e ne favoriscono la lubrificazione. (Scopri di più sugli Omega3 e tutti i loro benefici)
  • Cannabidiolo: negli ultimi anni il CBD è stata una molecola altamente studiata e utilizzata sempre da più medici. La particolarità di questo principio attivo è che agisce proprio sul sistema immunitario, e dunque in caso di artrite riduce notevolmente il progredire della malattia andando a riequilibrare nel tempo la funzione del sistema immunitario. Se hai bisogno di informazioni a riguardo contattaci qui.cbd 15% ossa e articolazioni artrite

Quando si intraprendono terapie naturali bisogna attendere almeno 6 mesi prima di iniziare a riscontrare benefici tangibili. Dunque è importante la costanza nelle terapie e il non trascurare assolutamente i sintomi.

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Nurofen® sciroppo mancante: ecco la soluzione!

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Lo sciroppo Nurofen® Febbre e Dolore per Adulti e Bambini risulta introvabile da qualche settimana in tutte le farmacie d’Italia. Si tratta di una falsa notizia? No, sembra incredibile ma è tutto vero. Si sta verificando una mancanza di Ibuprofene e presumibilmente la ditta produttrice è andata in rottura di stock a causa dell’alta richiesta di sciroppo per febbre e tosse (sintomi tipici del COVID19).

Il Nurofen è una sospensione orale a base di Ibuprofene che ha proprietà antinfiammatorie, analgesiche e antipiretiche, molto utilizzato dunque in caso di dolori articolarimal di testa febbre. Inoltre la sua forma farmaceutica, ovvero sciroppo liquido, lo rende di facile e gradevole somministrazione a qualsiasi età. Sembra infatti che anche lo sciroppo per la tosse dei bambini inizi a scarseggiare.

Non si hanno ancora notizie certe su quando tornerà disponibile in commercio ma nel frattempo il nostro laboratorio ha già la soluzione a questo problema. Nel nostro laboratorio allestiamo una sospensione aromatizzata con lo stesso principio attivo e dosaggio del Nurofen® . Il nostro preparato è vendibile senza ricetta medica, esattamente come il commerciale.

Allestiamo sia la sospensione orale per Bambini che per Adulti, nelle diverse concentrazioni 200mg/5ml e 100mg/5ml, entrambe aroma fragola.
È un medicinale a base di ibuprofene che agisce rapidamente sugli stati febbrili e sul dolore di bimbi e adulti, e la sua azione può durare fino a 8 ore; è specialmente indicato in casi di:

  • Influenza e raffreddore
  • Dentizione e mal di denti
  • Mal d’orecchio
  • Mal di gola
  • Mal di testa

Il preparato che allestiamo include il misurino dosatore per una somministrazione facilitata e il foglietto illustrativo con tutte le informazioni e i dosaggi che sono stati indicati dalle società SIFO e SIFAP.

Per ordinare il prodotto o ricevere qualsiasi informazione basta scrivere una mail a ordini@farmaciasancarlo.org o contattarci direttamente qui.

Perché non riesco a dimagrire?

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Diciamoci pure la verità, stare a dieta è quasi sempre un’esperienza estenuante e frustrante, soprattutto quando non si sa da dove o come iniziare. Sacrifici, insalata e pomodori sconditi, ore di corsa sotto il sole, e tutto per riuscire a togliere quei fastidiosi cumuletti di grasso in eccesso.

Nella società di oggi permane l’idea che esista una soluzione magica per i nostri problemi: prendo la pillola dimagrante così dimagrirò senza sforzo, tolgo tutti i carboidrati e diventerò magro, inizio a fare 100 addominali al giorno così perderò tutta la pancia. In realtà la perdita di peso, tanto odiata e demonizzata, non dovrebbe essere altro che un bellissimo viaggio alla scoperta di noi stessi e dell’amore per il nostro corpo che ci spinge alla ricerca di ciò che ci fa star bene e di quella sensazione di benessere, piuttosto che il mero raggiungimento di un numero preciso che vogliamo vedere sulla bilancia a discapito di tutto, spesso anche della nostra salute.

Quando si parla di raggiungimento e mantenimento del normo peso sono diversi i fattori che vanno tenuti in considerazione, ovvero:

  • Gli Ormoni
    Se siete sorpresi che gli ormoni possano influire sul controllo del vostro peso allora forse non sapete che gli ormoni regolano tutto! Dal nostro umore, alla nostra capacità di procreare, fino ai nostri livelli di energia. Nello specifico:Il Cortisolo: è un ormone prodotto su impulso del cervello ed è definito ormone dello stress. Alla sera tocca i suoi livelli minimi, e questo spiega perché molto spesso è alla sera che non riusciamo a controllare le nostre voglie di carboidrati e dolci, che stimolano appunto la produzione della serotonina, ormone della serenità. Se il corpo rimane sottoposto a una situazione di stress continua è normale che sviluppi delle infiammazioni che possono diventare croniche e negli anni creare problemi a livello arterioso, intestinale, sull’umore e ovviamente anche sulla linea.

    L’insulina: Quando l’insulina nel nostro corpo non lavora in maniera corretta ci sentiamo stanchi, spossati e privi di energie. L’insulina è l’ormone che regola la glicemia e dunque influisce su umore, prestazioni fisiche, accumulo del grasso etc.
    Un’alimentazione ricca di carboidrati e un consumo smodato di dolci vanno a creare dei picchi glicemici che influiscono in maniera negativa sulla produzione di insulina, facendoci sentire male e rendendoci la perdita di peso pressoché impossibile.
    La soluzione? Movimento, moderare il consumo di dolci e carboidrati e assumere un cucchiaino di aceto di mele o vino diluito in un bicchiere di acqua prima dei pasti per andare a modulare l’assorbimento degli zuccheri nel sangue ed evitare i picchi glicemici.

    La Tiroide: è una ghiandolina posizionata nel collo che svolge funzioni di estrema importanza per il nostro organismo. È strettamente correlata all’aumento/perdita di peso e cibi altamente processati e ricchi di zuccheri rallentano notevolmente la sua produzione. È importante darle i giusti nutrienti come magnesio, selenio, zinco e vitamina D.

  • La vitamina D
    Solo negli ultimi anni sti sta parlando della reale importanza di questa vitamina e di come sia fondamentale per diversi processi fisiologici, tra cui la regolazione ormonale. Oltre ad aiutare l’assorbimento di del calcio e dei minerali, la vitamina D favorisce anche il mantenimento del normo-peso sostenendo la tiroide nella produzione ormonale.Il grasso in eccesso tende ad assorbire la vitamina D, impedendogli di entrare nel flusso sanguigno ed essere utilizzato dal corpo; questa carenza influisce direttamente sull’azione della leptina, ormone responsabile del nostro senso di sazietà, che non comunica correttamente con il nostro cervello e non ci fa capire quando siamo realmente sazi.
  • Alimentazione
    È importante evitare di lanciarsi in diete drastiche e ipocaloriche non controllate che rischiano di rallentare drasticamente il metabolismo e sfociare in disturbi alimentari. La conta delle calorie, le estremizzazioni ed eccessive limitazioni possono incidere sullo stato psico-emotivo della persona generando forte stress e nervosismo che ci spingono in una situazione di stallo. Ognuno di noi è unico, e come tale il suo corpo ed organismo; la chiave è trovare ciò che funziona per ognuno di noi.Gli Omega 3 sono acidi grassi essenziali che riducono l’infiammazione e migliorano la salute cardiovascolare. Studi scientifici hanno mostrato che chi assume Omega 3 registra un miglioramento dell’equilibrio emotivo e il controllo del senso dell’appetito. (Scopri di più: Omega 3 – Essenziali Per la Nostra Salute 

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  • Attività fisica
    Il metabolismo viene influenzato da diversi fattori, primo fra tutti sicuramente l’attività fisica. Il muscolo è un tessuto molto più attivo metabolicamente del grasso, e ogni kg di massa muscolare alza il metabolismo di circa 1,5%. È risaputo che le persone sedentarie hanno un metabolismo più lento di quelle attive. Più muscoli abbiamo più calorie consumiamo durante la giornata a prescindere dall’età, sesso, dalla funzionalità tiroidea e dal livello di attività fisica.Capita di sentire persone affermare che sono in sovrappeso perché hanno il metabolismo lento, in realtà è opportuno rendersi conto che il metabolismo lento è una conseguenza del sovrappeso, non la causa.Inoltre, ogni volta che sottoponiamo il nostro corpo a una dieta ferrea il nostro metabolismo rallenta, dunque la chiave è sempre nella moderazione e l’obbiettivo del percorso di dimagrimento è quello di SENTIRSI BENE, non di perdere un determinato numero di kili arrivandoci stanchi, stremati, con il metabolismo affossato oltre a un forte senso di fame.
  • Fattore psicologico
    La connessione tra mente e cervello è una cosa reale, estremamente delicata e a volte molto difficile da individuare. Finché non comprendiamo il modo in cui il nostro cervello influenza il nostro corpo sarà sempre una lotta molto dura. Quante volte appena finito di mangiare ci è presa una spasmodica voglia di dolci o mangiare ancora, e era forse fame quella? Sicuramente no, ma scommetto che la maggior parte delle persone avrebbe giurato che era fame incontrollabile.Spesso l’ansia e la paura di mangiare troppo, o di mangiare alimenti ‘sbagliati’ per la nostra linea, abbiano in realtà un enorme impatto sul nostro metabolismo, e quanto siano, senza accorgercene, fonte di grande stress. In questi casi la natura ci assiste, ed infatti esistono diverse piante estremamente valide per calmare il senso d’ansia e controllare il senso d’appetito, come ad esempio il nostro integratore FullSmile (scopri di più su FullSmile qui).fullsmile farmacia san carlo
    In altri casi è consigliato invece affrontare un percorso con uno specialista che educhi alla corretta nutrizione, sdoganando tutti quei preconcetti e credenze che hanno scaturito disturbi alimentari o situazioni più complicate. In queste situazioni la ricerca di aiuto e il primo passo per la conquista della propria salute.
  • Sonno adeguato
    Sonno, alimentazione e movimento rappresentano la triade vincente per un organismo in salute. Durante il riposo il nostro corpo si ripara e rigenera. Inoltre, secondo alcuni studi quando si dorme poco si ha una produzione minore di leptina, ormone che regola il senso di sazietà, portandoci a sentire fame e voglia di cibo anche quando in realtà non ne abbiamo bisogno. Riposare poco porta ad un amento di stress con conseguente rallentamento del metabolismo.La melatonina è l’ormone del sonno con il più potente effetto antiossidante, proprio perché ha la funzione di rigenerare e riparare il corpo. La sua massima secrezione avviene nelle ore notturne, ma fonti di onde elettromagnetiche nella stanza come la tv accesa, o lo schermo del cellulare o tablet, vanno a compromettere la secrezione di questo ormone.Può succedere che la sua secrezione sia compromessa in determinati periodi o fasi della vita, in tal caso integratori di qualità a base di melatonina a rapido rilascio riequilibrano il ritmo sonno-veglia in maniera naturale ed efficace.melatonina Farmacia San CarloVISITA ECOMMERCE WWW.SANCARLOFARMA.IT

Sclerodermia: cos’è e come si cura?

Sclerodermia

Sclerodermia significa letteralmente “pelle dura” ed è una malattia multifattoriale, con una base genetica.
In Italia colpisce circa 25’000 persone e si presenta con una progressiva occlusione dei vasi sanguigni e fibrosi, ovvero l’ispessimento dell’epidermide e del tessuto connettivo degli organi interni.

A seconda degli organi che colpisce, può dare origine a gravi complicazioni. La sclerodermia viene suddivisa, in base all’impatto che ha sul corpo del paziente, in:

  • Localizzata: di principale interesse dermatologico, che non coinvolge gli organi interni, e si presenta con varie placche di indurimento cutaneo o lesioni simili a cicatrici su arti e volto.
  • Sistematica: prevede l’ispessimento e il coinvolgimento delle estremità del corpo, del tronco e degli organi interni vitali come polmoni, reni, apparato digerente e cuore. Possono verificarsi anche anomalie del sistema immunitario e alterazione dei vasi sanguigni.

Il sintomo più precoce è il fenomeno di Raynaud che consiste nel cambiamento di colore delle estremità, in particolare delle dita delle mani; questo fenomeno si manifesta proprio a causa della diminuzione del flusso sanguigno ai tessuti.

La sclerosi è un disturbo estremamente polimorfo, che causa un forte impatto sulla vite delle persone affette, alterando il loro benessere complessivo; la modifica dell’aspetto fisico, la fibrosi cutanea, le ulcere e le problematiche tendinee e articolari, incidono in maniera significativa sulla qualità della vita.

Quali sono le cause?

Come tutte le malattie autoimmuni, la sclerodermia ha origine multifattoriale, anche se le cause specifiche restano ad oggi sconosciute.

In linea generale, possiamo affermare che recenti studi confermino una disregolazione dei fattori che regolano l’angiogenesi e il sistema immunitario, e in individui maggiormente predisposti, insieme a fattori esterni, questo provoca lo sviluppo della malattia.

Come si cura?

La diagnosi precoce è fondamentale in quanto ciò permette di controllare adeguatamente l’evoluzione della malattia.

Ad oggi, non essendo ancora chiaro il meccanismo che innesca il sistema immunitario e che ne mantiene l’attivazione, non esiste una terapia risolutiva ed univoca. Le cure utilizzate sono principalmente mirate alla prevenzione o al ripristino del normale equilibrio fisiologico dell’individuo, cercando di rallentare o “spegnere” la sua progressione.

Troviamo diversi farmaci  che possono dare sollievo e cercare di migliorare la qualità della vita del paziente, tra cui:

  • Fans e cortisonici
  • Immunosoppressori ( ciclofosfamide, metotrexato, talidominde)
  • Antitrombotici e calcio, antagonisti per il trattamento delle vasculopatie
  • Vitamina d e derivati

Da alcuni anni poi, si stanno conducendo dei trials clinici che stanno evidenziando grandi potenzialità in preparati a base di Rapamicina (Sirolimus), una sostanza dotata di attività immunosoppressiva, utilizzata solitamente nei trapianti d’organo per evitare il rigetto.

Nel laboratorio della nostra farmacia siamo in grado di formulare preparazioni a base di questa innovativa molecola su prescrizione medica, in vari dosaggi (0,01%, 0,05%, 0,5%,..) e utilizzando veicoli scelti che ne favoriscano l’assorbimento e la spalmabilità.

Questo significa che:

  • Il medico può richiedere qualsiasi tipologia di crema base
  • Non c’è alcuna necessità di reperire la sostanza all’estero
  • Può essere allestito qualsiasi dosaggio necessario
  • Il farmaco può essere prescritto da qualsiasi medico di base o specialista, e può essere preparato e venduto in pochissimo tempo

CBD e Ansia

cbd e ansia

Cos’è il CBD?

Il  Cannabidiolo, meglio conosciuto come CBD, è una delle diverse componenti trovate nella pianta di cannabis. Non è assolutamente una molecola psicoattiva, dunque non sballa, ed è spesso utilizzato come rimedio naturale contro l’ansia, la depressione e molte altre condizioni.

Qualità della vita post pandemia: come sono cambiate le cose

Uno studio condotto all’inizio del 2021 dall’Istituto Superiore di Sanità, ha analizzato come oltre il 40% degli italiani abbiano riportato un notevole peggioramento dei sintomi ansiosi e depressivi durante e dopo il lockdown.

Nello specifico questo significa un peggioramento della qualità della vita con annesse alterazioni del sonno e disturbi sempre più frequenti dell’umore.

La crisi economica, la pandemia, il continuo bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti ogni giorno non fa altro che andare a minare il nostro senso di benessere e pace mentale.

Le donne, secondo lo studio, sembrano essere ancora una volta le più esposte al rischio: circa la metà delle donne italiane ha riportato un peggioramento del benessere mentale con un peggioramento dei sintomi depressivi e della qualità del sonno rispettivamente maggiore del 32% e 63% rispetto agli uomini. Biologicamente la risposta va ricercata nella natura empatica e sensibile della donna che la porta a sentire maggiormente gli stimoli (sia positivi che negativi) dell’ambiente circostante.

Come trattare l’ansia

Preoccupazione eccessiva, estrema autocoscienza, eccessivo senso di responsabilità, dolori al petto e attacchi di panico: l’ansia può essere una condizione debilitante. Altrettanto distruttiva può essere la depressione, che si presenta con un forte senso di tristezza e fa perdere ogni interesse e piacere per qualsiasi attività, anche quelle che prima ci piacevano tanto.

Il consumo di antidepressivi e ansiolitici dopo la pandemia è aumentato fino al 20% in Italia, ma quello che le persone forse ignorano è che la maggior parte di questi farmaci, sebbene donino sollievo momentaneo, oltre a creare dipendenza si portano dietro una serie di effetti collaterali e causano spesso squilibri nel nostro organismo. Dunque dalla semplice ricerca di una soluzione si rischia di finire in un circolo vizioso.

Esiste un’ampia gamma di rimedi naturali, come piante ed estratti, che risultano essere valide alleate nel migliorare il tono dall’umore: basti pensare alla Rodiola, Iperico, Ashwagandha, Valeriana, Passiflora e Biancospino, per nominarne qualcuna.

Tuttavia quando i sintomi dell’ansia e della depressione si fanno intensi, è possibile che questi estratti possano fare ben poco.

CBD e Ansia

Un’innovativa terapia alternativa che sta prendendo sempre più piede negli ultimi anni è il CBD, che nonostante sia un rimedio totalmente naturale continua ad essere oggetto di studi e ricerche per via degli straordinari risultati che i pazienti registrano tramite l’assunzione.

Un primo studio del 2015 pubblicato sul ‘Neurotherapeutics : the journal of the American Society for Experimental NeuroTherapeutics’ studiava appunto la correlazione tra CDB e ansia, evidenziando che esso interagisce con i nostri recettori endogeni dei cannabinoidi di tipo 1 (CB1), con i recettori della serotonina e altri recettori nel nostro cervello che regolano comportamenti legati ad ansia e paura.

In uno studio più recente condotto nel 2020 in Nuova Zelanda, i ricercatori avevano valutato gli effetti del CBD su un gruppo vario di soggetti che soffrivano di ansia.

Secondo lo studio il 70% dei partecipanti aveva registrato, dopo 3 settimane di terapia a base di CBD, un miglioramento dei sintomi e del benessere generale che andava da buono a eccellente.

Alcuni scienziati sostengono che il CBD ha la capacità di inibire un enzima del Sistema Endocannabinoide, chiamato amide idrolasi degli acidi grassi (FAAH) che ha il potere di scomporre e degradare l’anandamide, un endocannabinoide che il nostro corpo produce e che contribuisce a regolare il tono dell’umore.

CBD e Insonnia da Ansia

In maniera analoga molti disturbi del sonno sono legati all’ansia; il CBD, dunque, può essere utile per ristabilire il corretto ciclo sonno/veglia e migliorare la qualità del sonno interagendo con il Sistema Endocannabinoide e ripristinandone il suo normale equilibrio, oltre a comunicare con recettori presenti nel sistema nervoso centrale.

Un ulteriore studio riportato dal Journal of Clinical Pharmacy and Therapeutics ha dimostrato l’efficacia del CBD nel trattare il disturbo del sonno in fase rem in pazienti affetti dalla malattia del Parkinson.

Lo studio mostrava come i pazienti avevano tratto grande beneficio dal CBD e grazie alla riduzione dei sintomi del disturbo riuscivano a riposare meglio; una volta interrotta la terapia i sintomi ricomparivano.

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Accorgimenti sul CBD

Non si può negare che la vita frenetica, lo stress continuo e i mille impegni a cui stare dietro ci spingano sempre di più a ricercare la cura magica che guarisce tutti i nostri problemi, facendoci dimenticare che siamo noi i veri responsabili del nostro benessere.

Spesso ci capitano pazienti che abusano di carboidrati, zuccheri, alcool, fumano, conducono una vita estremamente sedentaria, non si preoccupano di assumere Omega3 o antiossidanti e hanno un profilo ormonale sballato ma ricercano comunque una cura magica che sistemi tutto per loro. (Scopri l’importanza degli Omega3 per il nostro organismo)Omega 3 farmacia san carlo

Questa mentalità è sbagliata – dunque l’olio di CBD può essere un ottimo alleato e punto di partenza (anche perché contiene anche Omega3 oltre a essere un potente antiossidante) ma non è una cura che guarisce tutti i mali.

Inoltre, la risposta alle terapie a base di Cannabis e CBD è altamente soggettiva e varia per ognuno di noi. In tutte le ricerche scientifiche il CBD conferma la sua sicurezza, ottima tollerabilità da tutti i pazienti, che non hanno mostrato effetti collaterali significativi.

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FONTI

  • Bresciani et al. (2020). L’impatto della pandemia sulla salute mentale. https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-salute-mentale#writers
  • Blessing, E. M., Steenkamp, M. M., Manzanares, J., & Marmar, C. R. (2015). Cannabidiol as a Potential Treatment for Anxiety Disorders. Neurotherapeutics : the journal of the American Society for Experimental NeuroTherapeutics, 12(4), 825–836.
  • Gulbransen, Graham et al. “Cannabidiol prescription in clinical practice: an audit on the first 400 patients in New Zealand.” BJGP openvol. 4,1 bjgpopen20X101010. 1 May. 2020, doi:10.3399/bjgpopen20X101010
  • Leweke FM, Piomelli D, Pahlisch F, Muhl D, Gerth CW, Hoyer C, Klosterkötter J, Hellmich M, Koethe D. Cannabidiol enhances anandamide signaling and alleviates psychotic symptoms of schizophrenia. Transl Psychiatry. 2012 Mar 20;2(3):e94. doi: 10.1038/tp.2012.15. PMID: 22832859; PMCID: PMC3316151.

 

Vene Varicose – Cosa sono e possibili trattamenti

Vene varicose cosa sono e come trattarle

Nell’apparato circolatorio si distinguono due tipi di vasi sanguigni primari:

  • Le arterie, che trasportano il sangue dal cuore alle altre regioni corporee
  • Le vene, la cui funzione è veicolare nuovamente il sangue al cuore

Dei due tipi di vasi sanguigni, le vene svolgono il compito più arduo. Al contrario delle arterie, non possono contare sull’azione di pompaggio diretto del cuore per trasportare il sangue destinazione; l’azione di pompaggio delle vene è dato dall’effetto di contrazione e rilassamento delle fibre muscolari presenti nella parete delle vene e da valvole interne che consentono il flusso del sangue in una sola direzione, cioè verso il cuore.

Quando si verifica un malfunzionamento valvolare, o quando la parete venosa risulta in qualche modo indebolita, il sangue non fluisce liberamente e tende a stagnare ed accumularsi all’interno della vena che risulta così congestionata. Soffrire di vene varicose  significa avere le vene delle gambe dilatate al punto che il sangue fatica a risalire verso il cuore perché la pressione di spinta non è tale da vincere del tutto la forza di gravità.

Il caldo, e ancor più l’umidità, contribuiscono ad aumentare questa dilatazione e quindi ad agevolare la stagnazione del sangue a livello delle caviglie.

Solitamente compaiono sulle gambe, soprattutto sulle cosce e sul retro dei polpacci, ossia le sedi in cui le vene devono vincere una maggiore forza di gravità per trasportare il sangue verso il cuore. Le vene varicose tendono ad essere sensibili e doloranti e possono determinare rigidità e gonfiore dell’arto interessato ma, in generale, non pongono alcun pericolo per la salute. Rappresentano un fenomeno piuttosto diffuso: infatti circa il 50% delle persone di mezza età soffre di vede varicose. In molti soggetti disturbo è una conseguenza di difetto genetico della parete o della valvola venosa, ma può anche essere causato da una pressione eccessiva sui vasi indotta per svariati fattori.

Un regime alimentare ad elevato apporto di grassi e scarso contenuto di fibre, la sedentarietà, l’obesità e lunghi periodi trascorsi in piedi o in posizione seduta sono tutti fattori che favoriscono l’insorgere di questa condizione. Molte donne sviluppano vene varicose durante la gravidanza poiché nelle gambe c’è un notevole aumento di carico di pressione.

Cause primarie

Le più colpite da questa condizione sono le donne in età fertile a causa della presenza di estrogeni; l’assunzione di anticoncezionali orali e il sovrappeso, portano a squilibri ormonali e all’affaticamento del sistema circolatorio, favorendo la comparsa delle vene varicose.

  • Difetto genetico delle pareti delle valvole venose
  • Dieta scarsa di fibre ed elevato contenuto di grassi e alimenti raffinati
  • Obesità
  • Sedentarietà
  • Lunghi periodi seduti o in piedi
  • Squilibri ormonali
  • Carenze nutrizionali

Trattamenti

L’alterazione del microcircolo degli arti inferiori provoca dolore e gonfiori ma anche cattiva ossigenazione dei tessuti, portando ad un indebolimento e una dilatazione delle vene e dei capillari, ritenzione idrica e cellulite. I capillari, spesso confusi con le varici, sono legati alla cellulite­­. Si tratta di un fastidioso inestetismo, ma non sono una patologia che precede o accompagna sempre le vene varicose. Per contrastare e ridurre i capillari è necessario fare attenzione alle abitudini alimentari, evitare il fumo e fare sport. Queste indicazioni valgono sempre e non smetteremo mai di ripeterle!

Sebbene non esistono cure per le vene varicose, esistono trattamenti che possono rinforzare le pareti venose e prevenire un peggioramento del disturbo.

  • Alimentazione
    Una dieta ricca di fibre è l’arma migliore contro le vene varicose. Determinati tipi di flavonoidi rafforzano le pareti venose ad esempio frutti di bosco di colore violaceo, come ciliegie, mirtilli more, sono ricchi di tali flavonoidi essenziali.
    Il grano saraceno, sia come alimento che come tisana, è una buona fonte di rutina, flavonoide che irrobustisce i capillari.
    Aglio, cipolla, zenzero, peperoncino migliorano la circolazione.
    Al contrario, grassi saturi e olii idrogenati rallentano la circolazione e aggravano l’infiammazione a carico dei vasi sanguigni.
  • Ippocastano: definita pianta venotonica in quanto irrobustisce le pareti e le valvole venose, migliorando la circolazione e riducendo il gonfiore.

    Durante uno studio che ha coinvolto 240 soggetti si osservò che l’efficacia dell’estratto di ippocastano era pari a quella delle terapie convenzionali che combinavano l’uso di calze elastiche e un trattamento diuretico.

  • Pungitopo: questa pianta contiene Ruscogenine, ovvero principi attivi ritenuti in grado di ridurre l’infiammazione a carico delle vene.Omega 3 farmacia san carlo
  • Acidi grassi essenziali: svolgono un ruolo importante nel ridurre le infiammazioni a carico dei vasi sanguigni.
  • Estratto di semi di pompelmo o estratto di corteccia di pino marittimo: contengono proantocianidine, ossia principi attivi che migliorano la circolazione e preservare l’integrità delle pareti venose.
  • Mirtillo: migliora circolazione sanguigna e irrobustisce le pareti dei capillari.
  • Vitamina E: anticoagulante naturale che favorisce il flusso ematico e riduce l’infiammazione a carico delle vene.
  • Calze a compressione graduata: L’utilizzo di calze a compressione graduata può aiutare molto. Questi prodotti applicano un effetto pompa che riattiva il microcircolo tutelando l’intero sistema sanguigno e linfatico.

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Omega 3: Essenziali per la nostra salute

Omega 3 cosa sono benefici

Il desiderio di affrontare la vita con vigore fisco ed entusiasmo è qualcosa che accomuna la maggior parte delle persone. Oggi assistiamo ad un boom sul mercato di integratori e capsule che ci promettono salute e benessere, ma è importante non dimenticare quali sono davvero i nutrienti essenziali di cui il nostro corpo necessita per funzionare correttamente.

Gli Omega 3 DHA ed EPA sono acidi grassi essenziali che formano la maggior parte dei nostri tessuti e cellule nervose. Possiamo pensare agli Omega 3 come ad un olio che lubrifica e garantisce il buon funzionamento di un complesso macchinario sempre in movimento.  Oltre a essere cruciali per la salute del nostro cervello, è stato provato che giocano un importante ruolo anche nella salute del cuore, delle articolazioni, nella regolazione dell’umore, della salute della pelle, e molto altro ancora.

Dove si trovano gli Omega 3?

Diversi studi hanno portato alla luce il fatto che molte malattie e disturbi sono spesso associati a diete carenti di Omega 3.
Siccome il nostro corpo non è in grado di produrre Omega 3 in maniera autonoma, si rende necessario introdurli nella dieta mediante cibi o integratori, spesso consigliati per assicurarsi di assumere il giusto quantitativo giornaliero.

Fonti omega 3

Benefici degli Omega 3

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Come accennato in precedenza gli acidi grassi Omega 3 sono necessari per il funzionamento naturale dell’organismo, in particolare del cuore e dei vasi sanguigni, nonché del sistema nervoso centrale. Gli acidi grassi essenziali sono alla base di tutte le membrane cellulari.

Nello specifico, il DHA contribuisce al mantenimento della normale funzione cerebrale e della capacità visiva normale;  l’EPA e il DHA contribuiscono alla normale funzione cardiaca (l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione giornaliera di almeno 250 mg di EPA e di DHA).

I nostri Omega 3 contengono anche un importante quantità di vitamina E che, oltre a preserva l’olio di pesce dall’ossidazione garantendo una maggiore stabilità al prodotto finito, contribuisce anche alla protezione del nostro organismo dallo stress ossidativo. Riducendo l’ossidazione cellulare, la vitamina E amplifica l’effetto degli Omega 3 a livello dei vasi sanguigni e delle cellule nervose.

  • Protegge l’apparato cardiovascolare
    Il più grande vantaggio di una dieta ricca di Omega 3 è che questi grassi regolarizzano in maniera naturale il livello di trigliceridi e di colesterolo nel sangue, prevenendo patologie molto gravi a carico del sistema cardiovascolare come l’aterosclerosi e l’ipertensione.
  • Articolazioni sane e ben lubrificate
    Studi dimostrano che gli Omega 3 aiutano a ridurre l’infiammazione e il dolore delle articolazioni, migliorandone la salute e il buon funzionamento delle cartilagini.
  • Funzione Celebrale
    I benefici per il cervello sono notevoli, soprattutto per quanto riguarda l’apporto di DHA e EPA che sono funzionali per la struttura delle cellule e per favorire la vasodilatazione, la fluidità del sangue e il potenziamento antiaterogeno (ovvero previene o rallenta la formazione delle placche arto-sclerotiche all’interno dei vasi arteriosi). Svolgono inoltre importanti attività sulla preservazione delle capacità cognitive, sulla concentrazione e la memoria.
  • Umore
    I primi a dimostrare l’efficacia degli Omega 3 nel miglioramento dell’equilibrio emotivo sono stati i ricercatori della Harvard Medical School di Boston. Quest’ultimi avevano notato che  in diversi pazienti che soffrivano di depressione si registravano livelli bassissimi di acidi grassi essenziali. In particolare, l’EPA sembra essere utile nella gestione della depressione.
  • Salute della pelle
    Effetto antiossidante
    Anche in questo caso gli Omega 3, hanno un ruolo essenziale nella struttura della pelle perché aiutano a mantenere la funzione di barriera e a prevenirne la secchezza. In particolare rappresentano un potente antiossidante che contrasta l’invecchiamento cutaneo.
    Se per esempio prendiamo una mela e la apriamo questa a contatto con l’aria si ossida, ovvero tende ad annerirsi. Se ci aggiungiamo del succo di limone andiamo però a contrastare questo effetto. Ecco, gli Omega3 lavorano in modo analogo preservando l’ossidazione del nostro organismo.
  • Perdita di peso
    Diversi studi mostrano come gli Omega-3 supportino la perdita di peso incrementando il consumo energetico giornaliero e regolando il senso di appetito.
  • Omega 3 e Sport
    Gli omega-3 sono molto utilizzati dagli sportivi poiché svolgono un’azione protettiva nei confronti del muscolo sottoposto ad esercizio fisico intenso, e un’azione anti-infiammatoria e antiossidante, particolarmente preziosa durante sessioni intense di allenamento

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Fonti

Bowen, K. J., Harris, W. S., & Kris-Etherton, P. M. (2016). Omega-3 Fatty Acids and Cardiovascular Disease: Are There Benefits?. Current treatment options in cardiovascular medicine18(11), 69. https://doi.org/10.1007/s11936-016-0487-1

Giacobbe, J., Benoiton, B., Zunszain, P., Pariante, C.M., Borsini, A. (2020). The Anti-Inflammatory Role of Omega-3 Polyunsaturated Fatty Acids Metabolites in Pre-Clinical Models of Psychiatric, Neurodegenerative, and Neurological Disorders. Frontiers in Psychiatry, 11. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2020.00122

Su, K. P., Matsuoka, Y., & Pae, C. U. (2015). Omega-3 Polyunsaturated Fatty Acids in Prevention of Mood and Anxiety Disorders. Clinical psychopharmacology and neuroscience : The official scientific journal of the Korean College of Neuropsychopharmacology, 13(2), 129–137. https://doi.org/10.9758/cpn.2015.13.2.129

Huang, T. H., Wang, P. W., Yang, S. C., Chou, W. L., & Fang, J. Y. (2018). Cosmetic and Therapeutic Applications of Fish Oil’s Fatty Acids on the Skin. Marine drugs16(8), 256. https://doi.org/10.3390/md16080256

de Camargo Talon, L., Prado de Oliveira, E., Moreto, F., Portero-McLellan, K.C., Burini, C. (2015). Omega-3 fatty acids supplementation decreases metabolic syndrome prevalence after lifestyle modification program. Journal of Functional Foods, 19, Part B, 922-928. https://doi.org/10.1016/j.jff.2015.01.022