Fibromialgia e cannabis

Cannabis terapeutica e Fibromialgia

La fibromialgia è una sindrome caratterizzata da dolore cronico diffuso associato ad iperalgesia e allodinia, che si accompagna ad una molteplicità di sintomi somatici e funzionali in grado di incidere in modo consistente sulla vita di chi ne è affetto: crampi, annebbiamento della vista, senso di oppressione toracica, cefalea, disturbi del sonno, vertigini, palpitazioni, dolori addominali, difficoltà di concentrazione, disturbi della sfera sessuale, ansia, depressione sono solo una parte dei sintomi riferiti più frequentemente.

Sebbene i meccanismi fisiopatologici di questa malattia non siano ancora stati completamente identificati, sulla base delle conoscenze attuali, la fibromialgia è compresa tra le sindromi da Sensibilizzazione Centrale insieme ad altre quali l’emicrania, il dolore pelvico cronico, la cistite interstiziale.

La Sensibilizzazione Centrale (Central Sensitization) può essere definita come una condizione in cui il sistema nervoso centrale risulta “bloccato” in uno stato di aumentata reattività agli stimoli.

E’ stata riconosciuta l’origine centrale dell’aumentata sensibilità al dolore presente nel paziente fibromialgico, che risulterebbe dallo squilibrio tra input nocicettivi che salgono al cervello e attività delle vie discendenti inibitorie.

Gli individui affetti da fibromialgia hanno una disfunzione del sistema monoaminergico centrale, che consiste in una diminuita concentrazione nel liquor di serotonina, noradrenalina e dopamina, con conseguente aumento della sensibilità centrale agli stimoli nocicettivi.
A ciò contribuisce l’alterato funzionamento di altri sistemi di neurotrasmettitori, neurokinine, oppioidi, glutammato.

Modifiche simili sono state trovate a livello dell’asse ipotalamo-ipofisi-adrenergico, fondamentale per la risposta allo stress. L’ipocortisolemia si traduce in un ridotto effetto di feed-back inibitorio sui sistemi noradrenergico e immunitario, con conseguente aumento della produzione di citochine infiammatorie.

Dolore fibromialgia

Sebbene non esistano ad oggi cure definitive per questa sindrome, è condivisa e supportata dalla letteratura l’opinione che un approccio multidisciplinare e di presa in carico del paziente possa condurre al miglior risultato terapeutico possibile (Binkiewicz-Geinska A., 2015).

Forte evidenza di efficacia nella fibromialgia è stata dimostrata dagli inibitori duali del reuptake delle monoamine e dei gabapentinoidi. Questi farmaci possono però presentare effetti collaterali mal tollerati dai pazienti, provocano spesso un peggioramento dei sintomi avvertiti, richiedono dosaggi elevati, oppure creano problemi qualora se ne richieda la sospensione.

Per questi motivi c’è un grande interesse da parte dei clinici e dei pazienti nei confronti di nuove molecole che possano risultare utili nella cura del dolore e, tra queste, i cannabinoidi sono certamente al centro dell’attenzione.

I fitocannabinoidi e i cannabinoidi sintetici si legano a recettori specifici presenti fisiologicamente nel sistema endocannabinoide, mimando gli effetti dei cannabinoidi endogeni (anandamide, arachidonoilglicerolo, virodamina e altri).

Il legame dei cannabinoidi ai recettori CB1 causa una inibizione presinaptica del rilascio di vari neurotrasmettitori, in particolare dopamina e glutammato, ed una stimolazione delle aree della sostanza grigia periacqueduttale e del midollo rostrale ventromediale, con conseguente inibizione delle vie nervose ascendenti del dolore.

La stimolazione dei recettori CB2 sembra invece essere responsabile dell’azione antiinfiammatoria e immunomodulatrice dei cannabinoidi.

Anche la glia, implicata nella percezione ed elaborazione del dolore, sembra interagire con i cannabinoidi per l’esplicamento della loro azione analgesica.

Se quindi a livello teorico tutto questo sembra giustificare un utile impiego dei cannabinoidi nella fibromialgia, è importante considerare che la maggior parte delle prove a favore dell’utilizzo sono aneddotiche e gli studi pubblicati ancora pochi e di scarso valore scientifico.

La pratica clinica di chi li utilizza suggerisce un effetto positivo con attenuazione dei sintomi associati al dolore, in particolare miglioramento del sonno (81%) con il nabilone (delta9-THC) e della rigidità, a fronte di effetti avversi di lieve entità quali sonnolenza, bocca secca, vertigine, tachicardia.

Le modalità di assunzione più frequenti sono la somministrazione orale di preparati galenici a base di THC e CBD, in particolare capsule ed estratti oleosi, oppure la via inalatoria tramite opportuni dispositivi per la vaporizzazione.

*Articolo scritto dalla Dott.ssa Valentina Paci

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2019-01-07T12:54:40+02:00